ogni volta che parlo, un angelo muore

i pensieri di un uomo incapace di sognare

Nella vita di tutti - prima o poi - arriva il momento in cui ci si sente stringere addosso, e si sente un bisogno irrefrenabile di dar spallate a tutto quello che ci circonda. E' un giorno speciale, ricordato molte volte con un orgoglio persino immotivato, quando decidi di prendere le redini della tua vita e chiunque vuole mettersi in mezzo e' un nemico. Tutto puoi fare, in quel momento, ma non cedere.

SO COSA HAI FATTO

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Tanto per vantarmi

Per la *loading*esima volta, qualcuno e' passato di qua.

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato a cazzodicane.

Nessun diritto riservato. Prendete, copiate, insultate. Potete fare quello che vi pare. Se anche non mi citate, me ne sbatto altamente. Non scrivo per voi, scrivo per Tutti. Le idee devono circolare, senno' sono solo i deliri di un pazzo in una camera imbottita.

 
giovedì, 28 dicembre 2006

questo blog chiude.

quest'altro blog apre. cosi' e' la vita.

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sabato, 04 novembre 2006

e' facile reagire alle situazioni in maniera fredda di giorno. di notte e' tutta un'altra cosa

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domenica, 29 ottobre 2006

mi era arrivato addosso come una scarica elettrica.

il pensiero era arrivato da chissa' dove e mi si era materializzato direttamente li', alla bocca dello stomaco, piegandomi un poco per il dolore.

la cruda consapevolezza. la pesante certezza di essere, me stesso, la causa del mio male.

nessuno e' perfetto, lo sapevo. ma ognuno, a modo suo, deve tentare di arrivarci piu' vicino possibile.

c'e' chi cerca negli altri, c'e' chi si inventa una personalita' multipla, scaricando le colpe ora su "un lato" ora sull'"altro lato" del proprio carattere, c'e' chi, forzando letteralmente la mano, si impone di essere quello che vuole essere.

io ho deciso di correre questa strada. quando agisco, penso sempre "cosa farebbe, uno come me" e scelgo cosi', come se quello che mi riguarda non mi riguardasse.come se tutto accadesse ad uno dei personaggi dei miei racconti.

guardavo sin city, oggi pomeriggio. marv mi somiglia, cazzo. e non solo per il naso. lui e' in una trappola che egli stesso ha costruito. una trappola dalla quale non puo' uscire, perche' non ha sbarre da piegare. una prigione invisibile, che lo costringe con una volonta' cosi' forte da non essere piu' nemmeno assoggettata a se' stesso.

la gente si sbaglia spesso, lo so. spesso addirittura pensa a corpo e anima come due oggetti separati che convivono nella persona. stronzate. la mia anima e' il mio corpo. e basta vedere le mie mani, per capirlo. e il mio corpo e' la mia anima, ed e' sufficiente conoscere la mia solidita' emotiva per rendersene conto.

ma un corpo, per solido che sia, non puo' caricarsi in eterno. un pugno lo reggo, due anche, posso sopportarne decine. ma, alla fine, crollo. e cosi' la mia mente.

pensare come farebbe "uno come me", alla fine non paga. tutte le certezze che hai costruito, tutte le botte che hai dato alle tue paure per tenerle basse, tutti i calci che hai dato alla sicurezza che hai dovuto tirar su per potertici ergere sopra, alla fine tornano quello che devono essere.

e cosi' ti rendi conto del colore dell'ombra, ti rendi conto che chi in quel periodo ti sei tenuto vicino non lo cercavi per quello che e', ma per compiacere te stesso, per farti forza, per credere ancora e sempre di piu' in te stesso. e ti ritrovi nudo, scalzo, stronzo, sporco, squartato nell'animo, in preda alle paure che hai scacciato per mesi, per anni, e che tutte ti sono ritornate davanti. io devo lasciarti. io devo evadere. io sono forte, ce la devo fare senza di te. per dimostrar cosa a chi? non ha senso. per dimostrare a te che non ho bisogno. di me.

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mercoledì, 25 ottobre 2006

e' facile starmi vicino. non e' facile starmi vicino.

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domenica, 22 ottobre 2006

l'autostrada e' un mondo fuori dal mondo. dove si e' fermi quando ci si corre a novanta chilometri all'ora, e arrestare il veicolo vuol dire restare indietro. il lavoro che faccio mi porta a conoscere molto bene questo mondo. le autostrade sembrano tutte uguali, ma per un camionista come me ci sono sempre enormi differenze. cio' che resta sempre uguale a se' stesso sono le righe bianche, ai fianchi della strada, a dirmi fin dove posso arrivare e da dove inizia la zona pericolosa. anche l'asfalto e' diverso, da tratto a

gli errori dei padri ricadono sui figli. "sei una persona noiosa". "no, sono sempicemente metodico". questo e' quello che si puo' dire di me, ad oggi, per fare un sunto della mia vita. ho cambiato tante cose, ma non ho mai cambiato il mio modo di essere. perche' sono convinto che tutto muta, e o ti ci adegui tu, o devi cambiare quello che hai intorno per adeguarlo di nuovo a te stesso. avevo lavorato come muratore, come carpentiere, fabbro, calzolaio. alla fine ho trovato la mia via. una vita tranquilla, come agricoltore, in una casettina verniciata di

 tratto di autostrada. qua, tra peschiera e sirmione, e' molto ruvido. ricorda quasi quello francese, che grattugia pneumatici come fosse pane rinsecchito. rende la vita davvero difficile. per restare sveglio ho l'abitudine di guardare la corsia di emergenza. gli automobilisti non ci fanno quasi caso, ma noi camionisti restiamo sempre impauriti. vediamo le strisciate delle gomme che si dirigono verso il guardrail, vediamo come cambiano repentinamente direzione, allineandosi all'autostrada, quando sono quasi sotto

 giallo che si trova a ridosso del lago di garda. mi avevano fatto un buon prezzo, per via che e' all'incrocio tra una ferrovia e una autostrada. io sono sempre fuori col trattore, e non avendo la tv di sera non mi disturba nemmeno piu' di tanto. la mia famiglia natale era davvero dura. disciplina! diceva mio padre, mentre si levava la cintura dei pantaloni. pensavo che non sarei mai diventato come lui, e invece mi ci sono ritrovato, trent'anni dopo, con la sola differenza che ora le donne non lo accettano piu'. cosi' mi

 le protezioni metalliche. vediamo i segni, le deformazioni dei profili di acciaio zincato. ognuna di quelle gobbe nel guardrail e' un incidente, una possibile vittima di quell'inferno che sta fermo a novanta chilometri orari. mentre guido ripenso alla strada che ho fatto. sono nato in romania, quasi quarant'anni fa. ci stavo bene, nel mio paese. lavoravo come autista personale del dirigente di una multinazionale del tessile. meta' dei costumi da clown che ci sono su questo pianeta, sono venuti fuori

 tocca picchiare pure mia moglie. ma non tanto, eh, solo il giusto per farle capire chi comanda. in casa mia regna l'ordine. la pulizia. anche se faccio un lavoro dove capita spesso di sporcarsi di merda, specie di questo periodo, ho fatto mettere una doccia fuori da casa. quando lascio il trattore, vicino alla 

 da quelle filatrici. i dirigenti sceglievano personalmente le tinte piu' sgargianti, i filati piu' resistenti, volevano che questi costumi fossero eterni. io li vedevo, tutti scrupolosi, e non capivo come potesse interessargli cosi' tanto il loro lavoro. io ero pagato per guidare, e mi andava bene cosi'. poi, mi dissero che in italia c'era l'america, e non ero convinto, ma mia moglie parti' prima di me e dovetti seguirla. mollare tutto, il mio mondo che andava cosi' bene, e diventare un camionista. ora guido bestioni da quaranta

ferrovia, prima di entrare in casa mi lavo e mi cambio. cosi' sono pulito. mi sono scelto questa casetta con le pareti gialle perche' e' il mio angolo di paradiso su questa terra. a fianco all'inferno delle autostrade. ogni tanto sento dei botti, dei tonfi, qualche camionista coglione esagera e si ritrova a fare i conti con le protezioni. io leggo i miei sonetti,

 tonnellate, su e giu' per l'europa, e non e' affatto divertente. hai troppe ruote da tenere in riga. e i capi le cambiano quando ormai e' troppo tardi. io lo so, queste ruote hanno gia' troppe migliaia di chilometri sui battistrada. devo portar pazienza, e pregare il mio dio, e confidare nei guardrail. le autostrade sono fatte per aiutarci, da questo punto di vista. il piu' possibile dritte, il piu' possibile pianeggianti. le altre auto non ci fanno caso, ma per noi camionisti e' una vera fortuna. l'unica cosa che non mi piace, pero', e'

 sorseggio il mio porto e penso che il giallo delle pareti aiuta a balzare all'occhio di quei rimbambiti, cosi' che non mi cadano sulla testa. anche se, a dire il vero, il dubbio mi rimane. sono una persona metodica, l'ho detto, e cosi' quando ho intuito che quell'interruzione delle protezioni nel cavalcavia appena sopra casa mia poteva essere un pericolo, ho pensato di

 che dove ci sono i cavalcavia c'e' spesso il muretto di cemento. troppo robusto. ti potrebbe rompere il camion. bisogna starci attenti. c'e' poi il sovrappasso di una ferrovia, dove sto passando adesso, che e' una vera e propria trappola. muretto di cemento che arriva quasi alla fine del ponte, sotto al quale c'e' una ferrovia. a fianco della strada ferrata c'e' una abitrazione, una casetta gialla. e non c'e' nulla che protegga chi esce di strada in quel punto dal volare dritto contro il muro di quella piccola temeraria abitazione. speriamo bene. sto


dedicare alla stanza piu' esposta il ruolo che ci consentiva di passare meno tempo possibile dentro. cioe' la sala da pranzo. e ho sistemato i mobili in modo da essere piu' lontani possibili dalla parete piu' esposta, non si sa mai. che nessuno mi colga impreparato.
 si era all'ora di pranzo, nell'aria suonava l'ave maria di schubert cantata da pavarotti. stavamo mangiando del buon arrosto, mia moglie e' un'ottima cuoca. con mio figlio stavo parlando di una favola che gli hanno spiegato a scuola, il cane e la carne.


 ascoltando della buona musica, almeno, bella come quella che sentivo in romania. l'ave maria di schubert. la canta pavarotti. do' un colpetto di sterzo, sento le ruote che derivano parecchio. se ne vanno dove vogliono. si sente tutto il convoglio storcersi, e' evidente che sono quasi sulle cinture d'acciaio. appena arrivo a destinazione, faccio cambiare tutte le ruote, o senno' non riparto. mentre sto pensando questo, sento un boato. bum! la gomma anteriore destra del rimorchio esplode. sento il rimorchio

 parla di un cane che ha un pezzo di carne in bocca, e ad un certo punto di trova a specchiarsi in uno stagno. e' convinto che la sua immagine sia in realta' un altro cane, che ha un pezzo di carne piu' grosso, e questi fa per lanciargli il proprio, con l'intenzione di fare cambio. purtroppo, pero', la carne finisce nello stagno e il cane rimane digiuno. "cosa hai imparato da questo, figliolo?" "che l'avidita' porta a perdere anche quello che gia' si ha" "no, caro figliolo, oggi hai imparato che ai cani non si danno

coricarsi sulla destra. ora il carico e' tutto su quelle due ruote che rimangono, su quel lato. cerchiamo di portarlo sulla banchina. bum! seconda ruota. bum! terza. il rimorchio perde completamente ogni possibilita' ci controllo, si corica sulla destra e si porta dietro la motrice. sto andando conto il muretto del cavalcavia... ci sto andando addosso. cerchiamo di andarci ad appoggiare piano, correggo con lo sterzo. le ruote di sinistra sono tutte sollevate. sono fermo, a novanta chilometri orari lanciato contro

 bistecche. solo bastonate" "sei cosi' saggio, papa'!" "un giorno diventerai come me, amatissimo figliolo" (mentre la mamma pensava "che deficienti, ho in casa" senza dir nulla, che' le ultime botte fanno ancora male). mentre si discuteva cosi', amabilmente, sentiamo tre botti in fila. un rumore di lamiere accartocciate. un istante di silenzio.
 un bisonte di quarantaquattro tonnellate mi sfonda la parete della sala da pranzo. ho distinto nitidamente lo sguardo dell'autista, attaccato al volante, e sono stato d'accordo con lui, sono spacciato.


 un muretto di cemento. lo manco. ma non arrivo al guardrail, centro quel vuoto tra le protezioni. cazzo, la casetta gialla. il camion vola. quaranta tonnellate contro un muro, sono spacciato.




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sabato, 21 ottobre 2006

a me capita di passare per la provincia di brescia.
dovete sapere, cari i miei venticinque lettori, che quelle strade la sera sono un vero e proprio cinodromo: pieno di gente che corre in macchina. autodromo? no, quelli li' sono dei cani, al volante.
si dice spesso che per guidare forte serve passione. genio e sregolatezza. stronzate.
l'automobile e' fondamentalmente un telaio con quattro ruote. e risponde alle leggi della fisica.
bisogna essere delicati con le mani e pesanti con i piedi.
delicati con le mani perche' attaccate al volante ci sono le ruote, che sono fatte di gomma.
per fare in modo che l'auto vada nela direzione desiderata, bisogna non superare li limite di attrito. ogni tanto bisogna superarlo, e' vero, ma lo vediamo dopo.
la forza di attrito e' data dal coefficiente di attrito per la sommatoria delle forze verticali che agiscono sulla ruota. diviso il raggio di rotazione, e' vero, ma per ora questo a noi non interessa.
io posso esercitare al massimo una determinata forza, sulla ruota, per fare in modo che vada dove voglio io. cioe' non nel fosso. allora, se io sterzo violentemente, l'inerzia "scarica" il peso dell'auto lateralmente, e non verticalmente (forza centrifuga) e la ruota esterna si alleggerisce. per cui posso contare su meno attrito. l'ideale per fare una curva veloce e' sterzare dolcemente verso l'esterno della curva, e poi buttarla vigorosamente (ma non troppo repentinamente) verso il punto di corda, che se non sai cos'e' e' meglio che non leggi quello che sto scrivendo.
e poi mantenere lo stesso raggio di sterzata, accelerando per contrastare la tendenza dell'auto a chiudere la curva. piu' vai forte, piu' devi accelerare. al limite, si puo' stringere la parte iniziale della curva, per poi allargare col volante in uscita, per diminuire la componente tangenziale del peso dell'auto e trasferire quell'attrito in accelerazione. solo se sei capace, pero'.
altra componente fondamentale e' la frenata. anche la frenata contribuisce ad aumentare il peso sulle ruote anteriori, che poi e' quello che serve per non finire nel fosso.
per frenare bene, serve non solo un pizzico di paura. quando arrivi alla fine del rettilineo, e vedi la curva, devi continuare ad accelerare. arriverai ad aver paura di tirar dritto, ma devi accelerare. senza incertezze, che' la macchina si scompone se scarichi peso male prima della curva. devi attendere che la paura si tramuti in terrore, e il terrore generi visioni celestiali. solo in quel momento puoi spostare tutto il tuo peso sul pedale del freno, sperando che l'abs funzioni, e usare il volante.
questo ti consentira' di metterti dietro parecchie golf. le golf sembrano bellicose, ma dentro solo delle station wagon.
passiamo ora alla fase successiva. l'attito e' fatto per essere superato. se una curva puoi farla a 80 all'ora in appoggio, in tutta sicurezza, lasciando che l'auto perda un po' di aderenza e controllando bene puoi farla a 100 all'ora. garantito. bisogna essere molto piu' scaltri. fare tutte le cose che ho detto prima, solo forzando pun pochetto. in pratica, sbattere la macchina in curva. stando bene attenti al fosso. si sentiranno le ruote slittare, si sentira' la macchina derivare leggermente verso l'esterno, ma a meno che non stai guidanto una grande punto, o una leon, puoi andare tranquillo. in quella fase pero' l'acceleratore dev'essere solo puntato, perche' se acceleri troppo l'auto finisce nel fosso.
quando ritrovi l'attrito, si ricomincia come prima. a tutto gas, fuori dalla curva verso la prossima.
se sai guidare cosi' i cavalli non fanno differenza.

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lunedì, 16 ottobre 2006

e' facile essere l'amico.
quello che consiglia giusto, quello che ti mette a tuo agio.
quello che quando gli altri ti fanno incazzare oh per fortuna che c'e' lui.
e cosi' corri dall'amico "dai, non fare cosi', lui non ti merita, lui non ha capito niente di te, poverina tutti gli stronzi li becchi tu".
e ti senti meglio.

sai che ti dico? : ma vaffanculo! se gli altri sono stronzi con te, te lo meriti. perche' anche con me tutti erano stronzi. poi ho iniziato a menare calci nel culo. e cosi' gli stronzi mi girano alla larga, e vanno vicino a chi gli stronzi se li merita. sono diventato stronzo pure io?
ma vai, cammina, vai. a me non me ne frega niente di stimolare endorfine con i complimenti. a me non interessa trasmettere una sensazione di tranquillita' che ti fa pensare che con me stai bene.
io sono vivo. io brucio, lo capisci? se vuoi starmi vicino ti scotterai.

e mollalo, il tuo tipo, se e' stronzo. mollalo, se non ci stai bene. ma chi te lo fa fare? alla fine, se non sai lasciarlo e' perche' ti ci sei affezionata come ci si affeziona al cane. che quando crepa, ne prendi un altro e tempo un mese ti ci sei affezionato ancora allo stesso modo.
parliamo di qualche bell'argomento? dai.
stamattina con il piscio ho lavato una strisciata di merda che c'era nel cesso della stazione. mi sono sentito un uomo realizzato.

 

(ogni riferimento a fatti, persone, opinioni reali e' pura finzione. nello specifico, non mi riferisco ne' a chiara, ne' a fede, ne' a serena, ne' a claudia e nemmeno a marta e nemmeno alla sorella di marcello)

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giovedì, 12 ottobre 2006

l'amore in cinque minuti.

facciamo un anno e mezzo dopodomani.
glielo dico? non glielo dico? le faccio una sorpresa.
mi metto la giacca e la cravatta, il vestito e' nuovo di zecca, e come tutti i vestiti nuovi che si rispettano tira da tutte le parti. pazienza. la strada da fare e' molta, ho tutto il tempo per piegare il carattere del vestito e farlo mio.
sto bene vestito di scuro, lo so. e la cravatta chiara stacca. se anche passeggiassi per l'inferno, vestito cosi' non mi toccherebbe nessuno.
ho tanta strada da fare. metto un cd dei feeder. ottima musica, mi distrae.
fuori di qua la gente urla. e io non la capisco. la gente continua a dire cazzo e culo e figa. senza senso. gente che una figa non l'ha mai baciata, pontifica sull'arte della seduzione. io passo vicino a questa gente, e l'unica cosa che mi viene in mente e' stare attento a non sporcarmi. devo andare da lei.
e' una strada che ho fatto diecimila volte, la so a memoria. ma oggi le striscie bianche in parte all'asfalto non sono dei limiti, ma delle guide verso la destinazione. alle porte della citta', quasi senza senso (le porte servono a dividere un dentro e un fuori, ma in una citta' il dentro e il fuori che importanza hanno?)
corro da lei, che mi aspetta in tuta e adidas. "come ti sei conciato, amore" "ciao bella devo dirti una cosa importante" "cosa c'e'" "dopodomani siamo insieme da un anno e mezzo" "che bello amore, ci pensi?"
pausa di silenzio. le parole certe volte sono davvero troppo pesanti. io l'ho sempre sentito quel peso. e certe parole non le avevo mai pronunciate. non ce n'era bisogno, pensavo, e cosi' portavo avanti un giorno via l'altro, vivendo questa vita in scarpe da ginnastica. che va bene perche' e' comoda, ma ad un certo punto ti rendi conto che manca qualcosa. e allora ti metti un vestito che non senti tuo, per rientrare in una vita che non sentivi piu' tua.
nentre riflettevo, il tempo scorreva. lei mi guardava, a meta' tra lo stupito e il divertito "che c'e' amore? che devi dirmi?" lei mi diceva spesso quanto mi vuole bene, quanto mi ama. io la amo dal primo giorno. ma e' una parola pesantissima, e ho sempre preferito non pronunciarla. si andava bene cosi'. fino a oggi.
io me ne sto zitto
"dai che hai da stare cosi' zitto?" lei si faceva quasi preoccupata, e per tranquillizzarla le dico "e' una pausa, come quelle che fa celentano. lasciamela fare" e caricavo di pathos lo sguardo. l'ansia di parlare aveva lasciato il posto alla paura di cambiare uno stato di cose che perdurava da anni.
passano i minuti. uno, due, tre. lei e' in piedi, ad aspettare un mio cenno, io fermo a cercare dentro di me la forza per parlare. per scaricare su di lei il peso di quello che sto per dirle. quattro minuti. quattro minuti di silenzio, di un cocente silenzio, io in piedi vicino alla mia macchina e lei di fronte a me, che cerca di capire cosa c'e' che non va. la leggerezza e' il segreto dello star bene, ci dicevamo. e un giorno ho cambiato idea. ieri. cinque minuti. ormai e' tempo.
"sai, io ti amo".

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martedì, 10 ottobre 2006

se fossi una donna sarei una di quelle donne che dicono che se fossero uomini sarebbero di quegli uomini che direbbero che se fossero donne starebbero tutto il tempo a toccarsi le tette.

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domenica, 08 ottobre 2006

esco, mi dimentico e torno.

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giovedì, 05 ottobre 2006

ora, sedetevi tutti e ascoltatemi bene.

sto per svelare un segreto, servira' a far capire gli uomini alle donne.

le donne si sforzano di assomigliare ad un idolo, che poi si scelgono loro, per piacere agli uomini
se tu chiedi ad un uomo "preferisci le bionde o le more" ti rispondera' "per me basta che e' figa".

il punto e' questo. le donne voglio andare il piu' vicino possibile ad un ideale estetico, e invece per piacere agli uomini devono andare il piu' lontano possibile dall'ideale antiestetico.

com'e' quest'ideale antiestetico?

allora non avete proprio capito un cazzo

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sabato, 30 settembre 2006

fino a che uno vede gli schemi come schemi, continuera' a vivere in uno schema che e' la vita fuori dagli schemi

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venerdì, 29 settembre 2006

"scendo a prendere le sigarette"
avevo detto, senza nemmeno celare troppo la mia eccitazione.
quella libidine che solo un senso di liberta' ritrovata sa donare.
quella libidine che nemmeno di fronte ad una bellissima donna puoi provare.
scendo le scale, due gradini alla volta, e finalmente chi se ne frega se faccio ruomore nel condominio. e finalmente chi se ne frega se il marmo verra' rovinato dalle mie impronte. finalmente chi se ne frega se qualche vicino mi vedra' sgambettare lungo le scale come un bambino di cinque anni.
le rampe si susseguono. due piani, piu' il pianerottolo, fanno cinque serie di gradini. e ripenso a quando li percorrevo con lo sguardo vuoto, recandomi dalla prigione che e' casa mia alla prigione che e' il mio ufficio, e vedevo in quei gradini un tunnel che porta da un inferno ad un altro.
non andro' in ufficio, stamattina. anche se i miei vestiti, ma mia cravatta, possono ingannare un occhio distratto, il nodo vergognosamente largo al collo lascia intuire che non c'e' nessun capoufficio ad attendermi.
scendo le scale di corsa. ad attendermi c'e' un aereo. c'e' una donna.
scendo a prendere le sigarette, dicevo. e, pensavo, non ti rivedro' mai piu'.

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domenica, 24 settembre 2006

bi-aaa bi-eee ba-be
bi-e-i babebi
bi-e-o-babebibo
bi-e-u-buu-babebibobuuuu

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mercoledì, 20 settembre 2006

se avessi voluto difendere il papa avrei fatto la guardia svizzera

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martedì, 19 settembre 2006

io usavo molto i puntini quando avevo 16 anni. toh, 17.

poi, ho iniziato a detestarli. perche'? perche' li usavano tutti.

poi, quando ho iniziato a leggere, a leggere libri voglio dire, sono capitato su un libro di un tale céline.

la sua prosa mi impressiono'. usava spesso i puntini di sospensione, ma non come li usano i ragazzi adesso. lui scriveva periodi molto lunghi, ma allo stesso tempo leggeri.

era molto simile al parlato, a quel parlato francese con uno stile tutto suo, che trasmette calore solo le lo leggi con gli occhi di chi l'ha scritto. quel libro ha dimostrato che si puo' scrivere bene anche usando i tre puntini. da allora, quando scrivo cerco di farlo in tono discorsivo, mettendo le pause e gli intercalare che distinguono la letteratura dalle istruzioni per il minipimer.

io ci provo, ma i tre puntini non mi vengono lo stesso...

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venerdì, 08 settembre 2006

io vorrei tanto capire che cazzo di mondo e' questo.
con la terra recintata, con i soldi di carta, con le auto da corsa. dove la gente si odia, dove girano coltelli e pistole.
dove per spegnere gli incendi si usa una polvere bianca, per disinfettare le strade si usa una polvere bianca, quando la gente e' troppo triste usa una polvere bianca, quando la gente e' troppo felice usa una polvere bianca, quando la gente si taglia usa una polvere bianca.
dove il pane viene prodotto in ciclo continuo, delle tonnellate al giorno, e il grano sembra tutto uguale ma non e'.
dove i cani girano con la museruola. un mondo con le strade di catrame. dove quando piove, piove sempre o troppo forte o troppo piano.
dove i libri si vendono e non si leggono piu'. dove c'e' della gente che, appoggiata su un bancale, guardando una catasta di ferro profilato ed un carrello elevatore, pensa "in che cazzo di mondo sono capitato".

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mercoledì, 06 settembre 2006

io sono un vero uomo. e decido di mettermi alla prova.

e questo sara' uno scrupolosissimo resoconto  di quello che mi succede, e di quello che sento

oggi, ore 15.32, decido che dovro' resistere al prurito. non mi grattero' mai piu'.

15.40: tutto tranquillo

15.50: tutto tranquillo

15.53: una mosca di posa sulla mia nuca. non mi muovo, la sento camminare. il fastidio e' sopportabile

15.57: tutto torna tranquillo

16.00: tutto tranquillo

16.10: un forte prurito, del quale non intuisco la natura, mi prende il braccio destro. faccio per grattarmi

16.12: resisto, ma il prurito mi ha preso gia' la spalla.

16.13: mi gratto. i veri uomini non si fanno seghe mentali.

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domenica, 03 settembre 2006

5 strane abitudini, dato che riuriuchiu  e' curiosa.

1: dico la verita' come se mentissi, e viceversa.

2: penso sempre che gli altri mi scoprono.

3: mi metto le dita nel naso davanti alla gente.

4: lascio sempre le cose a meta'

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martedì, 22 agosto 2006

aperte le virgolette

Caro anticristiano un giorno quando di te non rimmarrà che un cumolo di polvere io sarò lì a ridere di te che mi implori pietà di portarti con me e allora io ti sbatterò la porta in faccia e ti lascerò a marcire in quell'angolo lì

chiuse le virgolette.

da qui

io e' per queste cose qui che tengo aperto il blog

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lunedì, 21 agosto 2006

"ah ma sei tu, l'angelo!"

mi apostrofo' con quel suo accento di un inglese che tenta di imitare un inglese per prenderlo per il culo, e si sedette accanto a me sulla panchina della stazione.
"io non ti conosco" gli feci, accendendomi una sigaretta. il treno era in ritardo (stranamente) (vaffanculo) e il tabacco stava finendo.
questo tizio, sulla quarantina, pettinato e lavato di fresco, si mise in ginocchio.
"io non posso adorarti, il mio dio non me lo perdonerebbe, ma consentimi almeno di ungerti i calzari".
"sono nike, pezzo di cretino"
"si, mio signore".
mi si avvicino', strisciando sulle ginocchia, e si sputo' sulle mani e mi massaggio' le caviglie.
chissa' cosa sta facendo, pensai. lo lasciai fare. intorno a me ridacchiavano, e le risate alle tre del pomeriggio mi danno noia.
invitai lo sconosciuto ad alzarsi, a sedere a fianco a me.
"mi chiamo ray" "piacere, ray, mi chiamo ... - ma lui mi interruppe. "lo so, sei un angelo, ti conosco da sempre. tu sei qua per portare la luce divina.
veramente io sono ateo. ma a lui non avrei mai potuto dirlo.
"allora sai anche perche' sono qui" gli dissi, piu' solenne che potei.
"certo. ecco un pacchetto delle tue sigarette preferite" tiro' fuori un pacchetto di una marca che non avevo mai visto, ne assaggiai una, era davvero ottima.
"bravo, bravo. cosa vuoi da me"
"io voglio restare al tuo fianco"
"io ora devo andare a cagare"

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martedì, 15 agosto 2006

l'ipocrisia non mi fa arrabbiare piu' di tanto. ci sono abituato, ci siamo dentro tutti, e io non sono ne' malcom x ne' tantomeno kurt kobain per poter dire che siete tutti merda. per cui mi siedo insieme a tutti voi altri. ci sono pero' alcune persone che dicono di odiare l'ipocrisia, e pero' diventano ipocriti a loro volta, come quando dicono che ci si deve alzare se non ci sono posti liberi sulla metro ed entra una signora anziana e piena di borse per la spesa e poi pero' quando questo succede si guardano le punte delle scarpe. e anche queste persone le capisco, siamo continuamente spronati a dare il nostro meglio, da un sistema che se ne sbatte, se effettivamente diamo il nostro meglio o meno.
il tipo di persone che mi fa incazzare e', e questo fa ridere, la categoria di persone nella quale vengo molto spesso considerato. che sono gli oltranzisti del diniego, sono i maleducati, i disobbedienti, quella gente li'. che perde tutto il tempo che ha per capire le opinioni dominanti e poi si costruisce una coscienza che pensa esattamente il contrario. io non sono cosi', cazzo.
io sono per le liberta', anche se politicamente sono per la guida forte. io sono per la liberta' sessuale, anche se la mia tendenza e' la monogamia. io sono per l'equiparazione delle unioni omosessuali a quelle etero, anche se ho giurato un amore eterno e sconsiderato per la figa.
ma stasera ho letto una cosa che ha passato il limite.
c'e' una certa suspance, che dio la benedica, e' una bellissima ragazza. e di solito scrive cose piacevoli, ma stavolta ho letto una cosa che io nella mia mente descrivo come "pisciare fuori dalla tazza". lei giustifica la pedofilia. ora, lei dice di conoscerne e blablabla, e che se tanto si accettano i pederasta perche' non si dovrebbero accettare i pedofili. io ho qualche amico che gli piace farsi sfondare il culo. per me non ci sono problemi, ognuno usa il proprio culo come preferisce e io non sono nessuno per consigliare la stimolazione sessuale piu' corretta. ogni tanto mi fa anche qualche avances, ma io ho sempre declinato, spiegandogli cosa lui ha che a me non piace. sono un metro e novanta per novanta chili, per cui lui capisce bene che non puo' insistere piu' di tanto. ma cristo, i pedofili sono un'altra cosa. un pedofilo se la fa con un bambino. io quando ero bambino non ero in grado di difendermi. i bambini, in genere, non sono in grado di difendersi. quello non e' un rapporto omosessuale, quello e' uno stupro. e vorrei vedere se alla gentil donzella un uomo alto tre metri con un cazzo di mezzo metro di lunghezza le dicesse "prendilo tutto in bocca, e' buono" e le spingesse la testa con una forza alla quale non e' in grado di opporre resistenza, vorrei vedere se la ragazza in questione sarebbe ancora cosi' comprensiva. per non dire di peggio.
io sono comunista. e lei dice che i comunisti dovrebbero dire le cose che ha detto lei. io che son comunista ma non ho avuto lo stomaco di votare bertinotti, dico che uno che si rifa' al marxismo se vede un pedofilo lo appende per la gola fino a quando non respira piu'. esattamente come uno stupratore.
gente che non ha il senso del limite. ecco cosa e' questa suspance. che per me e' una bravissima persona, continuero' a guardare voracemente le sue tettine, e a farle dei gran complimenti, ma per me resta una immensa testa di cazzo. ma e' la sua natura, e la accetto per quella che e'.

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ragione

ostia.

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ragione

venerdì, 04 agosto 2006

e' nata una nuova rubrica.

nasce qui, ora, ospitato da splinder, il primo blog che recensisce blog che recensiscono blog.

per chi non l'ha capita, gliela spiego tramite Personal Message.

la nostra redazione ha scelto per primo strablogs.splinder.com (il link al sito ve lo fate da soli, io ho una mano impegnata) (non sto facendo quello, pervertiti) ed e' davvero da leccarsi i baffi.

sceglie i blog a caso, valuta la veste grafica, i contenuti e soprattutto la presentazione. riesce nella difficilissima impresa di sbagliare grossolanamente tutte e tre le valutazioni. lavora parecchio di fantasia, nel senso che si attiene davvero poco a quello che deve valutare.

condisce il tutto con uno stile che vorrebbe essere quello di piero chiambretti, ma riesce ad arrivare al massimo ad un martufello che ha finito la terza media. e noi della redaizone aggiungiamo che, probabilmente, nemmeno legge piero ottone su il venerdi' di repubblica, senno' certe forme lessicali se le risparmierebbe.

il template e' di quelli semplici semplici, ovviamente scelto non tra quelli standard di splinder, che' quelli li' sono solo per i pezzenti. tipo me.

i post, cioe' le recensioni, sono scritti con un carattere ricercato ma non troppo, il che fa pensare ad una certa tendenza a voler curare lo stile ma senza badarci troppo perche' la personalita' di un blog non si misura da questo. il suo stile e' unico, nel senso che pensiamo (noi della redazione) che tutte le recensioni saranno sulla falsariga di questa prima. ammesso che ce ne siano altre.
ovviamente noi della redazione non facciamo come fa lui, che legge un post qui e uno la' intanto l'idea se l'e' gia' fatta, ma scrutiamo con attenzione ogni singola riga, e scopriamo tra l'altro che tra i commentatori c'e' padone (grande applauso per padone).

la domanda che striscia guardinga nella mente della redazione mentre vengono analizzate le sillabe delle parole dei post del blog e' <cosa avra' mai portato un essere umano a scrivere nel proprio header "se non sei su starblogs non esisti">. tale domanda rimane tutt'ora insoluta, essendo la redazione occupata a videochattare con una esibizionista che abita in provincia di varese.

68 visite in 12 ore. ovviamente schiaccio F5, perche' a me leggere 69 mi piace un casino, mi ricorda tante belle cose di cui non vi parlero' perche' devo parlare delle visite.
pochi commenti, praticamente solo la tizia che e' stata esaminata che lo manda a fanculo diretto, stroncando in un nanosecondo la credibilita' del recensore.

se esistessero le categorie dei blog, questo starblogs.splinder.com lo metterei vicino all'uscio, vicino al sacco della spazzatura. cosi' domattina mi ricordo di portarlo fuori.
a proposito. si e' fatto tardi. noi della redazione si va a letto. ciao!

valutazione @@@@@ (serve a dimostrarvi che su fare Alt Gr + ò) cioe':

quel blog e' spacciato.

ora, tra parentesi, vi segnalo uno dei blog piu' divertenti che ho trovato. giusto per dimostrarvi che non sono un turista della blogsfera. andate su ilblogpeggiore.splinder.com, buon divertimento.

off.

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volonta

giovedì, 03 agosto 2006

umanita', mi stai sul cazzo da sempre.

ecco il mio motto.

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ragione

lunedì, 31 luglio 2006

i soldi sono finiti, come al solito.
non si diventa ricchi, con la boxe. scommettere impolpa solo i pezzi grossi, e giocarsela sul ring e' spesso troppo dura. i giovani sono svegli, agili, hanno i pugni freschi. io ho le nocche frantumate, e gli incontri clandestini ormai non fanno piu' per me.
promettevo bene, da giovane. tutti credevano che sarei diventato una celebrita'. sai scrivere, sai boxare, sai scegliere, sai comandare, sai cucinare, fai bene l'amore. qualsiasi cosa provassi a fare, trent'anni fa, mi veniva benissimo. e la facevo. facevo tutto. avevo una vecchia macchina, con la quale mi muovevo da una parte all'altra della citta', sempre di corsa, sempre con un traguardo da passare, sempre con un obiettivo. ti brucerai presto, mi dicevano quelli piu' vecchi di me. non capisci un cazzo, gli dicevo io, con l'ardore che avevo e che mi impediva di capire cosa volessero davvero dirmi.
la batosta arrivo' presto, piu' presto e piu' in fretta di quanto pensassi. un gancio sinistro, proprio sotto al mento. me lo stavo lavornado di jab. e' mio, questo e' cotto, pensavo. e invece con una mano mi tiene alla distanza giusta e con l'altra carica un pugno che non me lo sono piu' scordato. mentre cadevo, dicevo ora e' finita, chiudiamo il sipario, la scimmietta ha smesso di giocare. e con un pugno cadde il mio corpo, il mio spirito, il mio coraggio, la mia ragazza, il mio procuratore, il mio sport, il mio orgoglio, la mia vita intera fini' in frantumi quel giorno di tanti anni fa. non sentii nemmeno l'arbitro contare. vedevo tra il sangue la mia ragazza, un pezzo di figa che ora non mi verrebbe vicino nemmeno per allungarmi l'elemosina, lunghi capelli biondi che cadevano disordinati su un corpo da favola. bruciata. anche lei, insieme a tutto.
sei un perdente, mi disse, la prima volta in vita mia che caddi al tappeto. la gente ti sta vicino fino a quando ce n'hai, ti si attacca alla schiena, e corre con te. ti allunga un pizzico di vita, ogni tanto, per convincerti a non scaricarla, e se ne sta li'. quando inciampi, quando se stanco, la gente si stacca e si attacca ad uno fresco.
maledetti. dovetti alzarmi da solo. la mia vita se n'era andata, io ero li' al tappeto sfinito. quando spensero le ultime luci cercai di rimettermi in piedi. mi trascinai lungo le file di sedie, ormai vuote, fino alla doccia. mi lavai come potei e mirivestii dei vestiti che ormai non mi appartenevano piu'.
per fortuna la mia auto era ancora li'. mi accesi una sigaretta, aria finalmente buona da respirare, aprii lo sportellino e trovai una bottiglia quasi finita. le diedi il copo di grazia e la gettai dal finestrino. non guardai proprio, dove ando'. ando a finire ai piedi di un poliziotto, che non la prese tanto bene. cosa fai di dove sei chi ti ha ridotto cosi' drogato.
finii in carcere. chi sei. nessuno. documenti. ecco. hai ragione, non sei nessuno, te ne starai al fresco per un po'. trovarono il modo di tenermi dentro qualche mese. io scrivevo poesie e ne facevo aeroplanini e li gettavo dalla finestra, tra le sbarre. volate, parole, voi che potere. quando uscii mi trovai all'angolo di una strada, di sera, da solo. l'auto chissa' dov'era. la mia ragazza non esisteva piu', i miei fans nemmeno. in tasca avevo dieci mila lire virgola zero. la campagna si apriva davanti a me. mi mossi verso un campo di granoturco, lo abbracciai come se fosse stata la cosa piu' cara che avevo, e in effetti era cosi'.
dormii li', quella notte. un trattore la mattina mi sveglio'.
nuova vita, amico. ora inizi da zero. mentre camminavo a piedi, e i palazzi intorno a me brulicavano di vite appese ad un filo, inciampai su un tombino.

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lunedì, 24 luglio 2006

Mi sono alzato nella notte, tra le lenzuola bagnate di sudore. Caldo e affanno, pessima combinazione.
Volevo un bicchier d'acqua, così ho attraversato la casa per raggiungere la cucina. Ho trovato il mio corpo sul divano, addormentato mentre russava con la bocca aperta, la tv accesa, ancora vestito come la sera prima. Almeno gli spego la tv? No. Non si augura una buonanotte, a chi non vuole una notte buona.

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lunedì, 17 luglio 2006

ho incontrato il diavolo, e aveva i suoi occhi.
la sigaretta si spagliava lentamente della carta, lasciando che un fumo denso si sollevasse tra di noi, lasciandomi il tempo di riprendere fiato, lasciandomi l'occasione di abbassare lo sguardo e riprendermi un po'. per lei non lo so, per me era un duello.
"il tuo volto. ha qualcosa di infernale. te l'ho gia' detto". gliel'avevo detto mesi prima, ma per me era scontato che ricordasse tutto alla perfezione come ricordavo io.
"lo so, me l'hai gia' detto. e' il naso? no, sono gli occhi".
"nulla di tutto questo" dissi io, facendo cadere lo sguardo sulla scollatura.
il boccale di birra piano piano (a dire il vero nemmeno troppo piano) si svuotava, e riempiva la mia testa di pensieri. un po' cattivi, un po' no.
perche' devo sempre dire e fare la cosa sbagliata? io lo so qual e' la cosa giusta da fare, lo so benissimo. non la faccio, non voglio. perche' prima o poi arrivano loro, le Conseguenze, a bacchettarti sulle mani e a dirti "e ora come la mettiamo" e tu non puoi che tentare di giustificarti con la sua scollatura e il boccale di birra che ormai e' vuoto. la tennent's super e' la mia miglior consigliera. le Conseguenze non hanno vita facile, con lei vicino a me.
intanto la ragazza capisce che sto pensando ai fatti miei, avvicina le labbra alla mia spalla. vorrei che capisse, quello che penso. senza il bisogno di dirlo, senza la paura di fraintendimenti, senza la pesante ipoteca che mettono le Conseguenze. sarebbe bello, e' vero, ma non sarebbe vero. ne' bello.
abbiamo tutti 5 carte in mano, qualcuno ne ha anche un paio nel polsino, ma alla fine dei conti non serviranno a molto. e non e' necessario avere 4 assi in mano, per sopravvivere. pero' e' necessario sapere bene quello che si sta facendo. loro, sono sempre in agguato.

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volonta

giovedì, 13 luglio 2006

olam a son arebil des
menoitatnet ni sacudni son en te,
sirtson subirotibed sumittimid son te tucis.
artson atibed sibon ettimid te,
eidoh sibon ad munaiditouq murtson menap,
arret ni te, oleac ni tucis.
aut satnulov taif,
muut munger tainevda,
muut nemon rutecifitcnas.
sileac ni se iuq, retson retap,

mena

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volonta

lunedì, 10 luglio 2006

c'e' almeno un universo. in questo universo ci sono miliardi di galassie. in ogni galassia ci sono miliardi di stelle. intorno a moltissime stelle ruotano moltissimi pianeti. almeno uno di questi pianeti e' abitato da miliardi di forme di vita. tra le tante forme di vita, una ha l'abitudine di recintare dei rettangoli d'erba e farci muovere dentro una sfera di cuoio. tra i tanti campi d'erba, in uno ieri sera c'eran dentro una ventina di esseri viventi. uno non e' riuscito, tra i tantissimi tiri che ha fatto, a centrare il suo obiettivo.

quando ho sentito il boato dei vicini (io mi stavo guardando un film porno, mica perdo tempo con le partite) mi sono fermato un istante, ho teso l'orecchio ed ho atteso: silenzio. l'equilibrio dell'universo e' rimasto immutato. la cosa non mi riguarda.

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ragione